CIRCOLARE N.84 ”INESISTENZA DEI CREDITI DA RU AD AMPIO RAGGIO PER LA CASSAZIONE”

Per i giudici il credito è inesistente quando mancano le condizioni per fruirne, a prescindere dalla ragione.

Per i crediti inesistenti indebitamente compensati, vige una gravosa disciplina sia sul versante procedimentale che sanzionatorio, contenuta negli artt. 27 comma 16 del DL 185/2008 e 13 comma 4 del DLgs. 471/97.

Sintetizzando, se il credito utilizzato in compensazione risulta inesistente, la sanzione è dal 100% al 200% del credito indebitamente compensato, mentre se è solo non spettante la sanzione è del 30%.

Dal punto di vista positivo, detta dicotomia, in ambito fiscale, è stata introdotta dal DLgs. 159/2015: prima, il sistema parlava solo di crediti inesistenti all’ormai abrogato art. 27 comma 18 del DL 185/2008.

A nostro avviso, appare evidente, non solo nel sistema attuale ma anche in quello pregresso, che debba esserci una distinzione tra i crediti inesistenti e tra quelli che inesistenti non sono; in caso contrario, verrebbe spontaneo domandarsi come mai il legislatore, nel richiamato art. 27, ha sentito il bisogno di parlare, nello specifico, di crediti inesistenti.

Una indiretta conferma deriva dal sistema penale, che, da sempre, punisce l’indebita compensazione sia di crediti inesistenti che non spettanti (art. 10-quater del DLgs. 74/2000), proprio per evidenziare che, al superamento di certe soglie, l’indebita compensazione va sempre sanzionata penalmente.

In ottica procedurale, se il credito è inesistente i termini per il recupero sono raddoppiati, è vietata la definizione agevolata e le somme, a titolo di imposta e di sanzioni, sono iscritte nei ruoli straordinari (in altre parole, anche in costanza di ricorso, tutto può essere subito riscosso).

La disciplina per il recupero e per le sanzioni in tema di crediti d’imposta inesistenti trova, in special modo ma non solo, applicazione per i crediti introdotti dalla legislazione speciale, da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi (incremento occupazionale, ricerca e sviluppo e così via).

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10112 dello scorso 21 aprile, si è pronunciata sulla questione proprio in tema di crediti da quadro RU, accogliendo una nozione assai ampia di inesistenza, che sembra confermare la prassi in essere nelle Direzioni provinciali.

I giudici sanciscono che non è possibile distinguere ontologicamente i crediti inesistenti da quelli non spettanti (affermazione come visto errata secondo la tesi da noi accolta), e che “ogniqualvolta il credito derivante dall’operato investimento non sussiste, per ciò solo deve ritenersi inesistente nel senso precisato dalla norma”.

Dunque, in merito al credito per gli investimenti nelle aree svantaggiate (art. 8 della L. 388/2000), è inesistente il credito nella misura in cui il bene oggetto dell’investimento non sia strumentale, oppure sia stato acquistato prima dell’entrata in vigore della norma.

Come abbiamo anticipato, si tratta di una visione drastica, che amplia a dismisura la nozione di inesistenza, la quale dovrebbe essere circoscritta ai casi in cui, nell’esempio descritto, il bene oggetto dell’investimento non sia mai esistito: solo in ipotesi del genere il rigore, sia procedurale sia sanzionatorio, sarebbe giustificato.

Il dato normativo induce però a una diversa conclusione :ora esiste una disciplina più organica, in quanto sussiste, a livello normativo, la dicotomia credito non spettante/credito inesistente, ma, specie per i crediti da quadro RU, l’intervento normativo non risolve i problemi, che vanno pur sempre colmati dall’interprete.

Si definisce credito inesistente “il credito in relazione al quale manca, in tutto o in parte, il presupposto costitutivo e la cui inesistenza non sia riscontrabile” mediante la liquidazione automatica della dichiarazione.

Trattasi di una locuzione molto vaga, posto che non è delineato, se non in modo astratto, cosa si può intendere per credito per il quale difetta il presupposto costitutivo.

Di certo, come prevede sempre l’art. 13 del DLgs. 471/97, sono “non spettanti” i crediti utilizzati in misura superiore a quella spettante o in violazione delle modalità di utilizzo previste dalle leggi vigenti.

Quindi, rimanendo nell’ambito dei crediti d’imposta da quadro RU, la sanzione è del 30% (con possibilità di definizione agevolata e impossibilità di applicare la gravosa procedura del DL 185/2008) per splafonamento, utilizzo del credito prima del termine di legge oppure mancato invio di comunicazioni previste dal sistema di riferimento.

 

Roma, 13 Giugno 2017
HAPPY YEARS SRL

CIRCOLARE N.84